Il testo letterario è, sotto metafora, oggetto a sua volta da sartoria; e il testo si trama. La raccolta di versi di Edith Dzieduszycka ha, per tale rispetto, una valenza metaletteraria. Mentre passa e ripassa la sua spola facendo di frammenti di vestiario occasioni d’uso e di stile e annodandoli in piccoli corpi di scrittura, il testo lascia trasparire tra stili e usi e confezionamenti il suo stesso laboratorio. Con sottile umorismo e disinvolta e godibile eleganza, senza supponenze, in una lingua semplice che ama talvolta il gioco di parole e insegue assonanze, con esprit de finesse.

Marcello Carlino

2019, Poesia

Ci sono ancora (per fortuna, direi) nella scrittura poetica situazioni ineffabili che non si possono spiegare, un residuo di mistero, un qualcos’altro che non smette di mormorare alla coscienza insoddisfatta del poeta, alla verità incompleta della sua ragione. Questo qualcos’altro è la dimensione profonda della realtà, richiamata in diverse pagine di  Poésies d'antan/Poesie del tempo che fu da un’autrice capace di rendere l’absconditum manifesto, capace di inebriarci con una scia lunghissima di nostalgia per opporre la parola sostanziale alla parola vuota, al balbettio ripetuto, all’afasia congenita di questo mondo che corre da fermo.

Gli intimi rimorsi dell’io, le sue inquietudini e dolenti cerebralità vengono rovesciati in un’aura diffusa e rarefatta, in una dialettica ascendente che non mancherà di attrarre e sedurre anche il lettore più sprovveduto e distratto.

Donato Di Stasi

2018, Poesia

Cara Edith,             Sempre di più ogni volta che mi manda Suoi scritti poetici resto ammirato e illuminato e felice per la ricchezza, la varietà, la sapienza della Sua scrittura poetica. Glielo dico con vera e viva emozione, con la lunga esperienza che ho della poesia antica e contemporanea.meravigliose sono le Sue poesie francesi (efficacemente e suasivamente tradotte).

Giorgio Bàrberi Squarotti

2018, Poesia

"Afferrare frammenti / strappati rubati sfilati ad altri  / altri inconsapevoli indifesi spogliati..." . L'avvio vuol denotare uno stato di depotenziamento, di difficile conquista di briciole e frammenti come fatica del poeta che crea. Chi scrive vive sinceramente questa impressione ma, attuando l'ossimoro poetico che è poi la vita della poesia, fa capire anche il contrario, e cioè che le parole che,sgorgando a perdifiato, parlano con spietata durezza di stento e limite, se non addirittura di morte, sono il segno vivo di un fervore creativo che richiama il vulcano (a lapilli rassomigliano quei frammenti), la cascata iridescente, il più vitale moto perpetuo.

Noemi Giacchery

2018, Poesia

Ma questa è la storia di un genere!  Ora la polimorfa scrittura di Edith Dzieduszycka segna un interessante bisogno di giocare con il linguaggio per dire epigraficamente con un suo haiku: Parole poche/ per guardare alla vita/ kuore conciso.  Esempio perfetto, ci sembra, di un'ana scrittura rarefatta e minimale che la nostra poliedrica e creativa autrice usa con spregiudicatezza e intelligenza, cercando soprattutto squarci di sé e della realtà quotidiana, in consapevole allontanamento dalla tradizione di immagini quasi d’acquarelli, atemporali, come spesso sono i veri haiku dei maestri giapponesi.adizione.

Paolo Carlucci

2017, Poesia

I soliloqui della Dzieduszycka funzionano all’interno del complesso di un'algebra psichica dove lo sguardo assume una valenza centrale; lo sguardo dei suoi personaggi è uno sguardo psicotico, per il quale non si dà distinzione tra il visibile e l’invisibile.

Giorgio Linguaglossa

2017, Poesia

Non poteva mancare l'Haiku nel vasto campo d'impegno di Edith Dzieduszycka, poeta, scrittrice, pittrice, fotografa, la propensione a superarsi, a procedere verso il diverso.

SI può pensare che da occidentale, più o meno inconsciamente, sia stata attratta da un Oriente da integrare nel proprio immaginario, con l'adozione dio una forma metrica per molti versi estranea alla nostra tradizione.

Luigi Celi

2017, Haikuore, Poesia

Ho ascoltato con molto interesse il tuo video Traversata, una fantastica realizzazione per la voce di Pino Censi, e per musica e per immagini, è un'opera marcatamente metaforica e simbolistica, che impegna il fruitore in un bosco di simboli e di astrazioni, sia visive sia più di tutto letterarie, con una grande compattezza e un denso spessore di costruzioni mental. C'è un cielo basso, un empireo crollato negli inferi, come di angeli decaduti, c'è il sentimento dello smarrimento, il dolore, il sangue, la fatica, l'angoscia, la corsa, l'assillo della confusione, l'ansia di sentirsi sperduti...Insomma, è una traversata che non è certo una Pasqua né cristiana né ebraica, cioè non è un Passaggio indirizzato verso la resurrezione, verso la "risorgenza" e il ritorno alla vitalità, ma appare invece il naufragio dei derelitti o qualcosa d'altro di simile.

Sandro Gros Pietro

2017, Traversata, Video

Storia di una evoluzione interiore,Trivella di Edith Dzieduszycka poetessa di origine francese, già dal titolo indica il viaggio intimo e perforante che l'autrice del libro fa con le sue poesie, descrivendo un'esplorazione che si fa al contempo costruzione, edificazione di una nuova anima, non più solida, diciamo, ma liquida, in perenne trasformazione o alla perenne ricerca di forme, come testimonia infatti il lungo monologo interiore che regge praticamente tutte le liriche.

Marco Tabellione

2017, Trivella, Poesia

Oggi mi trovo davanti a codeste tue poesie da “Diario di un addio” e ho provato un grande trasporto verso quanto scrivi, con dolore profondissimo e dignitoso, con immagini che mi hanno profondamente colpito, tra il quotidiano e l’infinito, nel disegno di un amore che vince ogni più disperata solitudine, e sopravvive di là della mancanza fisica. Quel “Sogno” con il ritrovamento dell’assenza, del vuoto è senza dubbio grande poesia.

Salvatore Martino

2016, Diario di un addio, Poesia

Raramente avverto nella  poesia contemporanea proposta alla mia lettura un distacco netto da ogni forma d'inclinazione all'epigonismo come succede invece in "Diario di un addio" di Edith Dzieduszycka.In questi versi di E.D., la poesia viene ricondotta nell'alveo che le spetta quale alta, sacra espressione della profondità dell'essere volta a rivelazione di verità.

Gino Rago

2016, Diario di un addio, Poesia

Edith ha la tendenza a sdoppiarsi, cosa che in arte è una qualità, ciò trova conferma nella propensione a scrivere versi che sono di poesia e di metapoesia. La Dzieduszycka si pone dentro e fuori testo; opera in doppio sguardo: vede ciò che lo spirito detta dentro e ciò che la ragione dall’esterno è in grado di valutare (anche del proprio lavoro). Questa capacità di farsi due, esprime il contromovimento di ritrovare unità dove regnerebbe il caos, quello del mondo e dell’io frantumati.

Luigi Celi

2016, Poesia

Il fatto che la poesia si avventuri fuori  dai condizionamenti del banale e limitante realismo postbellico e rinunci a uno sterile sperimentalismo è un bel segno, ci piace che  guardi oltre. Nella sua poesia la scansione e l'impaginazione sono un evento figurativo-musicale, ma anche più di questo: l'evocazione vi  trova la sua giusta misura, le giuste attese, i giusti traguardi. L'approdo finale al Femminile, nella sua totalità faustiana, è denso e profondo dopo la lunga attesa nella foresta e l'apparizione della gigantesca arena popolata di esseri misteriosi,  come del lo sono gli infiniti esseri sconosciuti e forse pensanti che popolano l'universo.

Emerico e Noemi Giachery

2016, Trivella, Poesia

Edith Dzieduszycka di buon senso ne profonde a iosa in questa sua ultima fatica letteraria, che assume  il carattere ribelle, anarchico, anticonformista, protestatario, arrabbiato, come si conviene a un libro che rinuncia alle comode arcadie floreali e alle scontate consolazioni ombelicali per costruire un sistema di rappresentazioni e di riflessioni dal forte taglio etico.

Donato Di Stasi

2016, Come niente fosse, Poesia

Resta, ancora e sempre, il dramma di chi continua a dibattersi tra due limiti che non può superare: il nulla e l’infinito. A che cosa attinge l’anima, alla fine, dopo essersi aperta, attraverso l’angoscia, alla scoperta di sé? – si chiede il filosofo Massimo Cacciari (Della cosa ultima). Con quale bagaglio di ricordi e di pensieri si può affrontare una vita fuori dal tempo? Come immaginare l’eternità? L’escatologia è una malattia con la quale l’uomo dissimula a se stesso il volto tragico e disperato del suo destino di morte.

Pierantonio Milone

2015, Trivella, poesia

La poesia, scriveva Flaubert, è una scienza esatta, come la geometria. Ecco, prendiamola così: la buona poesia ogni giorno ci dà una radiografia, la risonanza magnetica della nostra esistenza. Una lastra a suo modo fedele ma da saper leggere, una visione realista ma anche sufficientemente anarchica rispetto alle regole convenute, con dentro i terribili ingredienti della nostra vita, il sangue, la monnezza, le giungle impenetrabili, Kobane e tutto il resto.

Paolo Brogi

2015, Come se niente fosse, poesia

La poeta produce tessuti linguistici affascinanti, arazzi di parole logicamente collegate, che hanno la funzione di aprirci squarci sul suo universo interiore, sui passaggi che legano l'esserci con il mare magnum del mondo nel quale è inevitabilmente gettato.

Raffaele Piazza

2015, Trivella, poesia

Il doppio poema di misteri e avventure, sofferenze e sogni, pensiero e visioni è meraviglioso, davvero unico per ritmo, metro, altissimo linguaggio, struttura, vicenda. L'ho letto con passione e ammirazione, e così le mie giornate sono state piene e fiduciose.

Giorgio Bàrberi Squarotti

2015, Trivella, poesia

Direi che anche noi in Italia abbiamo poetesse di tutto rispetto che si rifanno alla linea europea del minimalismo metafisico o del minimalismo esistenziale, e precisamente: Anna Ventura e Edith Dzieduszycka. Il perché è presto detto: c'è bisogno oggi di questa poesia, c'è bisogno di parlare al lettore delle condizioni di instabilità e di incertezza della esistenza nel mondo moderno in modo diretto e colloquiale, senza mettere a disagio il lettore di fronte a chissà quali metafisiche del cuore o a posticci soprassalti di angoscia. La Dzieduszycka, come del resto la Szymborska, la capostipite di questo nuovo indirizzo della più alta poesia femminile, tratta appunto questa materia, interroga il «Vuoto», il «silenzio», le «pagine bianche», «uno spazio di niente», un «treno» che srotola «i suoi vagoni». dato perduto per sempre.

Giorgio Linguaglossa

2015, Nella notte un treno, poesia

Cellule è un canto sulla condizione non solo umana, bensì di tutti gli esseri viventi portatori di cellule, da cui il titolo. A questo significato palese e diretto, basato sul contenuto, se ne può aggiungere un altro recondito, inerente il metodo: un canto, portato al limite, fino all’unità biologica degli esseri viventi, fino alla cellula appunto, intesa come sostanza dell’essere. senza fronzoli.

Marilena Menicucci

2015, Cellule, poesia

Più che una vicenda reale o un mito si tratta di una visione onirica ovvero di una rappresentazione surreale o anche di una indagine nella psicologia del profondo. In questo tipo di espressione poetica, lo studio della prosodia e quindi della quantificazione e della lunghezza, musicalità accentazione degli spazi versali, diviene una sperimentazione del tutto nuova, totalmente rivoluzionata.

Sandro Gros-Pietro

2015, Trivella, poesia

"Conversazioni colte / pettegolezzi perfidi / ampio buffet squisito", insomma, la chiacchiera della middle class intellettualizzata. E' qui che si va ad appuntare il sarcasmo e l'ironia di Edith Dzieduszycka... Questo di Edith mi sembra un minimalismo efficace, critico, asciutto, senza fronzoli.

Giorgio Linguaglossa

2015, incontri e scontri, poesia, pubblicato su "L'ombra delle parole"

Non molte poesie conosco dove ogni membro si faccia metafora. Dovunque metti il piede c'è una mina che brilla, vitale.

Marzio Pieri

2015, Incontri e scontri pubblicato su "Leretididedalus", poesia

Dzieduszycka ha il talento epigrammatico dello scrittore flâneur, che girando a caso per le vie della città, infilza con sapienza una collana inanellata di bersagli, sempre fingendo di non saperne nulla: “Esattamente / cos’è successo? / Curiosi / me lo chiedete // Come rispondervi? / Non so / tant’è complessa / la faccenda”.

Sandro Gros-Pietro

2015, Incontri e scontri, poesia

Per cogliere il sottile gioco narrativo di questa interessante autrice occorre seguire l'andamento dapprima lento e descrittivo del racconto, per immergersi poi nelle accelerazioni di un'atmosfera paradossale e inquietante alla Maupassant.

Di paragrafo in paragrafo il continuo slittamento semantico della narrazione rende questo racconto, in un crescendo di tensioni, degno della migliore tradizione del genere fantastico.

Donato Di Stasi

2015, La Casa, poesia

Le composizioni sono del tutto antiliriche e antielegiache e raffigurano situazioni relative ad una quotidianità che diviene epica. Il tono e la cadenza sono affabulanti e la forma tende ad una costante verticalità... Riscontriamo sospensione e magia nel dettato dell'autrice che, nel contesto tutto interiorizzato, non tralascia di produrre immagini naturalistiche del tutto rarefatte....

Raffaele Piazza

2015, Incontri e scontri, pubblicato su "Literary", poesia

Le sono grato del preziosissimo dono dell'altra raccolta di poesie bellissime. Sono componimenti essenziali che molto dicono del tragico quotidiano, delle infinite moltiplicazioni della vita e dell'arte, del pensiero e dei sentimenti, per il tramite di tanta pittura che anch'io molto amo.

Giorgio Bàrberi Squarotti

2015, A pennello, poesia

Potrei porre l'amletica dubitazione: è la Dzieduszycka una pittrice ovvero una poeta?Se sia più giusto prediligere in lei l'orma della bellezza riverberata nelle immagini ovvero quella marcata dalle parole?... Cinque + cinq è una raccolta in due tempi, Uno e Due, che insieme scandiscono l'intuizione e la deduzione...

Sandro Gros-Pietro

2014, Cinque + cinq, poesia bilingue

Se avessi voluto scrivere una prefazione, avrei - coerentemente - preannunciato e tratteggiato gli scontri e gli incontri, le piccole querelles, la rassicurante e ipocrita doppiezza del bon ton, i terribili misteri che si celano dietro gli angoli, le crisi esistentive e umane che aggrediscono le donne (e gli uomini) di tutti i mondi e che costituiscono il contenuto di quest'ultimo lavoro di Edith. Avrei segnalato poi la forte prosa poetica che caratterizza, senza velature, il linguaggio scelto per questa sapida  occasione di lettura dalla brava- anzi bravissima - Edith, artista capace d'investire nei  campi dell'arte la sua ininterrotta genialità poliforme.

Anton Pasterius

2014, Incontri e scontri, poesia

La poesie di Edith Dzieduszycka, scrittrice bilingue di nazionalità francese, è uno sguardo nella sua inquietudine, che attinge al pensare del suo cuore. I versi, racchiusi in cornici di pentagoni, echeggiamo il lamento di Pessoa. "Ciò che in me sente sta pensando".

Pierantonio Milone

2015, Cinque + Cinq, poesia bilingue

Pittrice, narratrice e poetessa, Edith Dzieduszycka rivela nel suo recente libro, Cinque + cinq, pubblicato per i tipi della Genesi di Torino, una vena capace di improvvise illuminazioni, che le dischiudono aspetti sconosciuti del mondo o sentieri inesplorati dell'anima.

Elio Andriuoli

2015, Cinque + Cinq, poesia bilingue

Poetica antilirica e antielegiaca tout-court, quella della poeta, che presenta composizioni brevi e concentratissime, tutte efficacemente risolte, che sono connotate da una vena gnomica e tendente a riflessioni profonde sulla vita, anche in senso ontologico.

Raffaele Piazza

2015, Cinque + Cinq, poesia bilingue

Con il suo Cinque + Cinq, il libro che finora segna la maturità linguistica della sua poesia, Edith Dzieduszycka si rivela autrice di una raccolta di poesie davvero originale nel suo complesso (di pensiero e personale) e non solo per la dinamica produttiva bilingue di senso che, con il suo valore aggiunto, lo rende di uno spessore notevole nella sua complessità. I suoi testi si collocano in una prospettiva di scrittura in cui riesce a conciliare il pensiero con la lirica per provarsi ad esprimere la sua visione del mondo.

Giuseppe Panella

2015, Cinque + Cinq, poesia bilingue

Le profondità, l’abisso, l’arcano, l’impenetrabile sono il luogo del canto el’interessante sta proprio qui: l’autrice non promette tanto profondità d’idee, sentimenti, svela menti, ma descrive la superficie del profondo: una novità e un ossimoro che si addicono alla poesia. Ma anche alla filosofia, da quando Kant ha insegnato l’inconoscibilità dell’ in sé e se la fenomenologia ha assicurato il valore dell’apparenza del fenomeno. Edith canta la tensione a risalire dal profondo abisso; descrive quello che succede, le azioni e le reazioni, quasi una cronaca intima, di cui    si riportano i passaggi principali.

Marilena Menicucci

2013, Desprofondis, poesia

Con un’operazione intermodulare e intersemiotica come A pennello, Edith Dzieduszycka ha  costruito – forse anche per un qualche misterioso input del suo nome, pressoché impronunciabile per un italiano - un meccanismo di speciosa intelligenza riflesso su un insieme di facce, e di facies, che continuano a moltiplicarsi e a sfuggire al controllo del riguardante-lettore-indovino.

Mario Lunetta

2012, A pennello, poesia

La visione di Edith sembra aprirsi ad una profondità dell’esperienza del vivere alla quale non solo si osserva e cura la morte, ma se ne partecipa spiritualmente così a fondo come ogni cellula del corpo ne partecipa biologicamente, in una compresenza stratificata di vita e di morte che si accresce nel tempo come gli anelli dell’albero dentro al tronco.

Stefano Gallo

2012, Cellule, poesia

Questi racconti hanno un finale aperto a molte interpretazioni. L’autrice accetta d’interpretare e rappresentare la nostra condizione: la solitudine, la mancanza di relazione, l’isolamento, l’indifferenza, persino la cattiveria e l’ ossessione, anche tra chi convive sotto lo stesso tetto.

Marilena Menicucci

2011, Nodi sl filo, racconti

L’artista, per vie misteriose che solo a lui è dato conoscere, utilizzando i frammenti del mondo perduto, potrà farlo rivivere ricreandolo nella sua opera. Le pietre con le quali  l’opera sarà costruita sono le stesse a lungo ricercate nel lavoro di scavo interiore. Il mondo ricreato sarà diverso da quello che, senza quei frammenti, sarebbe andato perduto per sempre.

Salvatore Malizia

2010, Nella notte un treno, poesia

L'amore ha tante facce. A volte anche quella dell'assenza come categoria fisica, come dispositivo della sentenza, come pungolo a continuare e a ritrovare almeno se stesso. Questo percorso, coniugato alla perdita della persona amata, si ripropone in varie mosse, non risparmia colpi. Stoccata finale, l'abitudine alla ferita. Ogni forma o tentativo di "oltre andare" porta a interrogarsi sul senso e sulla metà del viaggio.

Ennio Cavalli

2010, poesia

Ci sono voluto due libri (Diario di un addio e L'oltre andare) per comunicare il suo itinerario dalla vita alla morte, in vista di una nuova vita e ogni pagina e ciascun componimento sono insieme tappa, bandiera, partenza, arrivo e paesaggio, suoi e dell'umanità. L'autrice ha la sapienza di risolvere con immagini quotidiane i pensieri e le riflessioni più complicati, operando una riduzione al semplice, per manifestare la sostanza dei fatti, l'essenza della situazione, l'ambiguo segreto del mistero e il significato del vuoto, del buio e del silenzio, figli della perdita estrema, qual'è la morte.

Marilena Menicucci

2008, Diario di un addio, poesia

Queste scansioni – che possono sembrare a chi legge racchiuse nella comunicazione ermetica del dialogo intimo, fra confidenze e sottintesi, del vissuto di Edith e di Michele, o cercare linee di fuga surreali per dare più vasto spazio ai ricordi – fanno parte del tono "meditativo" che nella sconsolata quotidianità del "dopo", ha dettato le pagine di L'oltre andare. ..Questo per dire che questi nuovi versi si rivolgono prima che agli altri, con la loro straziante autenticità, a coloro che "possono capire".

Ugo Ronfani

2007, L'oltre andare, poesia

Una vena nascosta di canto, come una ninna nanna metrica che dura sotto i decenni, affiora di tanto in tanto nelle steli di Edith sulle misure di un verso di casa sua, della sua infanzia francese e dei suoi grandi classici di scuola: l'alessandrino. Spesso, dove si aggrega nel ritmo interno e inatteso dell'alessandrino, il segmento di diario, nell'atto stesso di pronunciarsi, è già memoria, è già la memoria di sé, e tu che leggi sai già che faticherai a dimenticarti di quella scansione furente del dolore, di quella dolce trazione del vuoto, di quell'enfasi della disperazione.

Vittorio Sermonti

2006, Diario di un addio, poesia

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© 2015 by Edith de Hody Dzieduszycka

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