NELLA NOTTE UN TRENO

Vuoto

silenzio

pagine bianche

uno spazio di niente

tranquillo  furtivo treno

srotolando i suoi vagoni

immagini sfocate

suoni impercettibili

emergenti

qua e là.

E poi

all’improvviso

nell’afa d’una sera

si schiude la ferita

dilagano

pressanti

da carrozze sventrate

invadono la scena

parole accumulate

corteo d’immagini

nel tempo seppellite.

 

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Sboccio intermittente

magma segreto

a volte   un niente

alcuni accordi

parole due tre

qualche colore

un profumo leggero

e il convoglio si muove.

Affiora l’inespresso

l’informo prende contorni

suoni sparsi s’allacciano

si socchiude la gabbia

ove dimenticati   prudenti

sull’uscio del tempo ingordo

in letargo   nascosti

alla rinfusa riposano

angosce dimenticate

brandelli di ricordi.

 

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Mia madre

Seduta vicina al fuoco

incredulo fantasma

magra

pallida

estenuata

una donna racconta

il viaggio e l’angoscia

l’impatto a cuore battente

con un pianeta ostile

la cella sordida

invasa dalle pulci

le notti senza sonno

spiando il battito

ritmato degli stivali

lungo i corridoi

il cortile ghiacciato

dove sempre

automi pallidi

girare   rigirare

i latrati

gli ordini

gli interrogatori

lontani e vicini

le grida

i rantoli

il freddo

e la fame

e sempre la paura.

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Mio padre

 

Fluttuano

i miei giorni

come le tue ore

inchiodate al lento convoglio

dell’inumana barbarie

galleggia la mia vita

in balia dei tuoi giorni

crocifissi sui gradini

dell’eterna assurdità.

Da un punto dello spazio

oscuro

difficile da situare

sento però   vicina

la tua ombra

che in ogni momento

copre la mia.

© 2015 by Edith de Hody Dzieduszycka

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