Estratti di testi critici

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Poesia tra le più trasparenti e limpide che mi sia di questi tempi toccato di leggere e di ammirare, questa di Edith Dzieduszycka i cui versi sembra che emergano da un magma confuso, indistinto, forse il magma dell’esistere stesso, forse il magma dell’esperienza sensibile, forse perfino il magma di un sogno, ma del sogno fatto a occhi aperti e sempre in presenza della ragione per non sprofondare definitivamente nel buio delle contraddizioni…

Gino Rago

2020, Poesia

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Il poeta fa la tela. Il poeta è una Penelope in attesa, a tessere fatti, emozioni, perdite, gioie, che si incastrano, si distanziano, tornano a fondersi.

Quello che leggiamo è il telo della resistenza, quello della poesia.

Dico Penelope perché in ogni parola c’è l’attesa, il timore, e la speranza che qualcosa prima o poi sorga all’orizzonte, faccia di nuovo aprire le finestre, torni il saluto, la messa del vivere sociale.

Passano i giorni ritmati dal tam tam dei numeri, vengono svelate le mappe dove il nemico più s’annida. Ma nemico chiama nemico, e tutto s’accende di sospetto, si scivola nel panico, si teme di non farcela, si rischia la paranoia.

Silvana Baroni

2020, Poesia

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Edith Dzieduszycka, come dire, si è messa all’ascolto del libro di Céline Menghi , se n’è fatta attraversare totalmente come in un’ebrietà da incantesimo che, però, lungi dal pietrificarla, l’ha resa soggetta ad una effervescenza della lingua che operava in lei nel sortilegio di una musica ritrovata. Verrebbe voglia proprio, in questo caso specifico, di parlare di un ascolto estremo che ha il carattere di una vera e propria “messa in musica” di quel libretto impossibile, arduo, perforato da spifferi, voci ed ombre, sapientemente trapuntato da Céline Menghi: a ciascuno il proprio melos drammatico.

Giacomo Trinci

2020, Poesia

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Tra un pensiero e l'altro. In questo tra Edith, caparbiamente, senza tregua, mi ha imbrigliata tra i fili di una strana levità che evoca l'arte del trapezio. Edith trapezista. Vola ad altezze vertiginose mentre il corpo della sua parola si stira, si tende, si libra nell'aria sopra il mondo provando ad afferrarne lacerti. Ci obbliga a guardare da distanze siderali quello che succede quaggiù - crediamo - ma, in verità, è da quaggiù che il suo pensiero si libra per il viaggio acrobatico: dal corpo affranto, accaldato, stanco, insonne e vivo, talvolta ridotto da sabbia a polvere/da polvere a niente, a molecole, a pulviscolo... Ondivaga/oscillo/sull'albero del tempo/avvinghiata alla palma in balìa del vento...

Celine Menghi

2020, Poesia

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Il testo letterario è, sotto metafora, oggetto a sua volta da sartoria; e il testo si trama. La raccolta di versi di Edith Dzieduszycka ha, per tale rispetto, una valenza metaletteraria. Mentre passa e ripassa la sua spola facendo di frammenti di vestiario occasioni d’uso e di stile e annodandoli in piccoli corpi di scrittura, il testo lascia trasparire tra stili e usi e confezionamenti il suo stesso laboratorio. Con sottile umorismo e disinvolta e godibile eleganza, senza supponenze, in una lingua semplice che ama talvolta il gioco di parole e insegue assonanze, con esprit de finesse.

Marcello Carlino

2019, Poesia

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Cara Edith,             Sempre di più ogni volta che mi manda Suoi scritti poetici resto ammirato e illuminato e felice per la ricchezza, la varietà, la sapienza della Sua scrittura poetica. Glielo dico con vera e viva emozione, con la lunga esperienza che ho della poesia antica e contemporanea.meravigliose sono le Sue poesie francesi (efficacemente e suasivamente tradotte).

Giorgio Bàrberi Squarotti

2018, Poesia

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"Afferrare frammenti / strappati rubati sfilati ad altri  / altri inconsapevoli indifesi spogliati..." . L'avvio vuol denotare uno stato di depotenziamento, di difficile conquista di briciole e frammenti come fatica del poeta che crea. Chi scrive vive sinceramente questa impressione ma, attuando l'ossimoro poetico che è poi la vita della poesia, fa capire anche il contrario, e cioè che le parole che,sgorgando a perdifiato, parlano con spietata durezza di stento e limite, se non addirittura di morte, sono il segno vivo di un fervore creativo che richiama il vulcano (a lapilli rassomigliano quei frammenti), la cascata iridescente, il più vitale moto perpetuo.

Noemi Giacchery

2018, Poesia

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Ci sono ancora (per fortuna, direi) nella scrittura poetica situazioni ineffabili che non si possono spiegare, un residuo di mistero, un qualcos’altro che non smette di mormorare alla coscienza insoddisfatta del poeta, alla verità incompleta della sua ragione. Questo qualcos’altro è la dimensione profonda della realtà, richiamata in diverse pagine di  Poésies d'antan/Poesie del tempo che fu da un’autrice capace di rendere l’absconditum manifesto, capace di inebriarci con una scia lunghissima di nostalgia per opporre la parola sostanziale alla parola vuota, al balbettio ripetuto, all’afasia congenita di questo mondo che corre da fermo.

Gli intimi rimorsi dell’io, le sue inquietudini e dolenti cerebralità vengono rovesciati in un’aura diffusa e rarefatta, in una dialettica ascendente che non mancherà di attrarre e sedurre anche il lettore più sprovveduto e distratto.

Donato Di Stasi

2018, Poesia

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L'impresa in cui si cimenta Edith Dzieduszycka è davvero impervia: non è certo facile colloquiare con un'anima poetica che è un coacervo di anime distinte e insieme confuse, di sensazioni plurime e singolarissime, in un susseguirsi di improvvisi sussulti, avvistamenti epifanici e sparizioni ancora più inspiegabili.

Certo, per un poeta è sempre una profonda gioia - oltre che una sfida - confrontarsi, misurarsi e dialogare con un altro poeta. Edith Dzieduszycka avverte il bisogno di farlo con Fernando Pessoa, a cui si sente affine (chi ha letto i suoi versi delicati e impalpabili può cogliere subito quest'affinità), ma il fatto è che qui non si tratta di un "pas de deux", giacché l'interlocutore assente, o il compagno di danza invisibile, ha la stravagante personalità multipla a cui si è già accennato. Edith non parla a un solo individuo, ma a più soggetti:

Silvio Raffo

2018, Poesia

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Storia di una evoluzione interiore,Trivella di Edith Dzieduszycka poetessa di origine francese, già dal titolo indica il viaggio intimo e perforante che l'autrice del libro fa con le sue poesie, descrivendo un'esplorazione che si fa al contempo costruzione, edificazione di una nuova anima, non più solida, diciamo, ma liquida, in perenne trasformazione o alla perenne ricerca di forme, come testimonia infatti il lungo monologo interiore che regge praticamente tutte le liriche.

Marco Tabellione

2017, Trivella, Poesia

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Ho ascoltato con molto interesse il tuo video Traversata, una fantastica realizzazione per la voce di Pino Censi, e per musica e per immagini, è un'opera marcatamente metaforica e simbolistica, che impegna il fruitore in un bosco di simboli e di astrazioni, sia visive sia più di tutto letterarie, con una grande compattezza e un denso spessore di costruzioni mental. C'è un cielo basso, un empireo crollato negli inferi, come di angeli decaduti, c'è il sentimento dello smarrimento, il dolore, il sangue, la fatica, l'angoscia, la corsa, l'assillo della confusione, l'ansia di sentirsi sperduti...Insomma, è una traversata che non è certo una Pasqua né cristiana né ebraica, cioè non è un Passaggio indirizzato verso la resurrezione, verso la "risorgenza" e il ritorno alla vitalità, ma appare invece il naufragio dei derelitti o qualcosa d'altro di simile.

Sandro Gros Pietro

2017, Traversata, Video

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I soliloqui della Dzieduszycka funzionano all’interno del complesso di un'algebra psichica dove lo sguardo assume una valenza centrale; lo sguardo dei suoi personaggi è uno sguardo psicotico, per il quale non si dà distinzione tra il visibile e l’invisibile.

Giorgio Linguaglossa

2017, Poesia

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Ma questa è la storia di un genere!  Ora la polimorfa scrittura di Edith Dzieduszycka segna un interessante bisogno di giocare con il linguaggio per dire epigraficamente con un suo haiku: Parole poche/ per guardare alla vita/ kuore conciso.  Esempio perfetto, ci sembra, di un'ana scrittura rarefatta e minimale che la nostra poliedrica e creativa autrice usa con spregiudicatezza e intelligenza, cercando soprattutto squarci di sé e della realtà quotidiana, in consapevole allontanamento dalla tradizione di immagini quasi d’acquarelli, atemporali, come spesso sono i veri haiku dei maestri giapponesi.adizione.

Paolo Carlucci

2017, Poesia

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Non poteva mancare l'Haiku nel vasto campo d'impegno di Edith Dzieduszycka, poeta, scrittrice, pittrice, fotografa, la propensione a superarsi, a procedere verso il diverso.

SI può pensare che da occidentale, più o meno inconsciamente, sia stata attratta da un Oriente da integrare nel proprio immaginario, con l'adozione dio una forma metrica per molti versi estranea alla nostra tradizione.

Luigi Celi

2017, Haikuore, Poesia

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Il fatto che la poesia si avventuri fuori  dai condizionamenti del banale e limitante realismo postbellico e rinunci a uno sterile sperimentalismo è un bel segno, ci piace che  guardi oltre. Nella sua poesia la scansione e l'impaginazione sono un evento figurativo-musicale, ma anche più di questo: l'evocazione vi  trova la sua giusta misura, le giuste attese, i giusti traguardi. L'approdo finale al Femminile, nella sua totalità faustiana, è denso e profondo dopo la lunga attesa nella foresta e l'apparizione della gigantesca arena popolata di esseri misteriosi,  come del lo sono gli infiniti esseri sconosciuti e forse pensanti che popolano l'universo.

Emerico e Noemi Giachery

2016, Trivella, Poesia

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Edith ha la tendenza a sdoppiarsi, cosa che in arte è una qualità, ciò trova conferma nella propensione a scrivere versi che sono di poesia e di metapoesia. La Dzieduszycka si pone dentro e fuori testo; opera in doppio sguardo: vede ciò che lo spirito detta dentro e ciò che la ragione dall’esterno è in grado di valutare (anche del proprio lavoro). Questa capacità di farsi due, esprime il contromovimento di ritrovare unità dove regnerebbe il caos, quello del mondo e dell’io frantumati.

Luigi Celi

2016, Poesia

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Raramente avverto nella  poesia contemporanea proposta alla mia lettura un distacco netto da ogni forma d'inclinazione all'epigonismo come succede invece in "Diario di un addio" di Edith Dzieduszycka.In questi versi di E.D., la poesia viene ricondotta nell'alveo che le spetta quale alta, sacra espressione della profondità dell'essere volta a rivelazione di verità.

Gino Rago

2016, Diario di un addio, Poesia

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Oggi mi trovo davanti a codeste tue poesie da “Diario di un addio” e ho provato un grande trasporto verso quanto scrivi, con dolore profondissimo e dignitoso, con immagini che mi hanno profondamente colpito, tra il quotidiano e l’infinito, nel disegno di un amore che vince ogni più disperata solitudine, e sopravvive di là della mancanza fisica. Quel “Sogno” con il ritrovamento dell’assenza, del vuoto è senza dubbio grande poesia.

Salvatore Martino

2016, Diario di un addio, Poesia

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Edith Dzieduszycka di buon senso ne profonde a iosa in questa sua ultima fatica letteraria, che assume  il carattere ribelle, anarchico, anticonformista, protestatario, arrabbiato, come si conviene a un libro che rinuncia alle comode arcadie floreali e alle scontate consolazioni ombelicali per costruire un sistema di rappresentazioni e di riflessioni dal forte taglio etico.

Donato Di Stasi

2016, Come niente fosse, Poesia

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"Conversazioni colte / pettegolezzi perfidi / ampio buffet squisito", insomma, la chiacchiera della middle class intellettualizzata. E' qui che si va ad appuntare il sarcasmo e l'ironia di Edith Dzieduszycka... Questo di Edith mi sembra un minimalismo efficace, critico, asciutto, senza fronzoli.

Giorgio Linguaglossa

2015, incontri e scontri, poesia, pubblicato su "L'ombra delle parole"

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Il doppio poema di misteri e avventure, sofferenze e sogni, pensiero e visioni è meraviglioso, davvero unico per ritmo, metro, altissimo linguaggio, struttura, vicenda. L'ho letto con passione e ammirazione, e così le mie giornate sono state piene e fiduciose.

Giorgio Bàrberi Squarotti

2015, Trivella, poesia

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Più che una vicenda reale o un mito si tratta di una visione onirica ovvero di una rappresentazione surreale o anche di una indagine nella psicologia del profondo. In questo tipo di espressione poetica, lo studio della prosodia e quindi della quantificazione e della lunghezza, musicalità accentazione degli spazi versali, diviene una sperimentazione del tutto nuova, totalmente rivoluzionata.

Sandro Gros-Pietro

2015, Trivella, poesia

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La poeta produce tessuti linguistici affascinanti, arazzi di parole logicamente collegate, che hanno la funzione di aprirci squarci sul suo universo interiore, sui passaggi che legano l'esserci con il mare magnum del mondo nel quale è inevitabilmente gettato.

Raffaele Piazza

2015, Trivella, poesia

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Resta, ancora e sempre, il dramma di chi continua a dibattersi tra due limiti che non può superare: il nulla e l’infinito. A che cosa attinge l’anima, alla fine, dopo essersi aperta, attraverso l’angoscia, alla scoperta di sé? – si chiede il filosofo Massimo Cacciari (Della cosa ultima). Con quale bagaglio di ricordi e di pensieri si può affrontare una vita fuori dal tempo? Come immaginare l’eternità? L’escatologia è una malattia con la quale l’uomo dissimula a se stesso il volto tragico e disperato del suo destino di morte.

Pierantonio Milone

2015, Trivella, poesia

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Direi che anche noi in Italia abbiamo poetesse di tutto rispetto che si rifanno alla linea europea del minimalismo metafisico o del minimalismo esistenziale, e precisamente: Anna Ventura e Edith Dzieduszycka. Il perché è presto detto: c'è bisogno oggi di questa poesia, c'è bisogno di parlare al lettore delle condizioni di instabilità e di incertezza della esistenza nel mondo moderno in modo diretto e colloquiale, senza mettere a disagio il lettore di fronte a chissà quali metafisiche del cuore o a posticci soprassalti di angoscia. La Dzieduszycka, come del resto la Szymborska, la capostipite di questo nuovo indirizzo della più alta poesia femminile, tratta appunto questa materia, interroga il «Vuoto», il «silenzio», le «pagine bianche», «uno spazio di niente», un «treno» che srotola «i suoi vagoni». dato perduto per sempre.

Giorgio Linguaglossa

2015, Nella notte un treno, poesia

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Per cogliere il sottile gioco narrativo di questa interessante autrice occorre seguire l'andamento dapprima lento e descrittivo del racconto, per immergersi poi nelle accelerazioni di un'atmosfera paradossale e inquietante alla Maupassant.

Di paragrafo in paragrafo il continuo slittamento semantico della narrazione rende questo racconto, in un crescendo di tensioni, degno della migliore tradizione del genere fantastico.

Donato Di Stasi

2015, La Casa, poesia

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Le composizioni sono del tutto antiliriche e antielegiache e raffigurano situazioni relative ad una quotidianità che diviene epica. Il tono e la cadenza sono affabulanti e la forma tende ad una costante verticalità... Riscontriamo sospensione e magia nel dettato dell'autrice che, nel contesto tutto interiorizzato, non tralascia di produrre immagini naturalistiche del tutto rarefatte....

Raffaele Piazza

2015, Incontri e scontri, pubblicato su "Literary", poesia

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Dzieduszycka ha il talento epigrammatico dello scrittore flâneur, che girando a caso per le vie della città, infilza con sapienza una collana inanellata di bersagli, sempre fingendo di non saperne nulla: “Esattamente / cos’è successo? / Curiosi / me lo chiedete // Come rispondervi? / Non so / tant’è complessa / la faccenda”.

Sandro Gros-Pietro

2015, Incontri e scontri, poesia

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Non molte poesie conosco dove ogni membro si faccia metafora. Dovunque metti il piede c'è una mina che brilla, vitale.

Marzio Pieri

2015, Incontri e scontri pubblicato su "Leretididedalus", poesia

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La poesia, scriveva Flaubert, è una scienza esatta, come la geometria. Ecco, prendiamola così: la buona poesia ogni giorno ci dà una radiografia, la risonanza magnetica della nostra esistenza. Una lastra a suo modo fedele ma da saper leggere, una visione realista ma anche sufficientemente anarchica rispetto alle regole convenute, con dentro i terribili ingredienti della nostra vita, il sangue, la monnezza, le giungle impenetrabili, Kobane e tutto il resto.

Paolo Brogi

2015, Come se niente fosse, poesia