Cinque + Cinq

Genesi, 2013

Cinque + Cinq

A volte ci si pente

di una cosa fatta,

un parola detta,

un pensiero sbocciato.

Troppo tardi ormai.

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Piccole schegge stupide,

meschine, perfide,

infilate per sbaglio

all'arrivo trovate

in fondo al bagaglio.

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Niente di più labile

di un pensiero

che viene,

si trasforma

e se ne va.



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Una goccia, misera goccia,

la somma di quanto so,

nell'oceano immenso

di quanto so

di non sapere.

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Che sia distanza, intervallo,

o muraglia, trasparente frontiera,

sempre si frappone tra le cose

nude e lo sguardo su di loro,

una frattura, a corromperne il gusto.

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E' nella stessa lingua

comunque, sempre, che

senza saperlo,

piangono

i neonati.

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Nel giardino del non detto

striscia, malefico,

il malinteso,

sotto la maschera

stampata del sorriso.

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Sui sentieri del mondo

anonime, s'aggirano

pietose ombre,

il cui passo leggero

nessun impronta lascia.

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Invece di esporre

il fondo del pensiero,

più spesso le parole

girandone intorno,

lo nascondono.

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Ai ladri di sguardi

non occorrono specchi,

che narcisi

si mirano

in laghi d'iride.